Questo quadro è nato da un silenzio interiore profondo.
Ho fissato il bianco vuoto della tela come si fissa il proprio abisso: senza difese, senza piani. E lì, nel nulla, è emerso tutto ciò che di solito resta nascosto — la tensione accumulata, la gioia selvaggia, la paura, la vitalità bruciante.
Ogni schizzo rosso è un impulso che non sono riuscito a trattenere.
Il blu è il freddo che segue la rabbia.
Il nero è il momento in cui tutto sembra inghiottirmi.
L’oro… è la piccola luce che rifiuta di spegnersi.
Non ho cercato di comporre. Ho solo lasciato fluire quello che sentivo dentro, lasciando che il caos prendesse la forma che voleva. Il bianco non è uno sfondo: è lo spazio della mia mente prima dell’esplosione, il momento di sospensione tra il controllo e la resa totale.
Dipingerlo è stato un atto di liberazione.
Guardarlo è un invito a fare lo stesso: entrare nel proprio vuoto e lasciare che parli.